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22.10.2012

La nozione di “discarica abusiva” richiede determinati elementi costitutivi

Il D.Lgs n. 36 del 13 gennaio 2003, definisce “discarica”: «area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno».

L’Allegato “B” alla Parte IVª del T.U.A. , attribuisce alla discarica l’operazione di smaltimento “D1” Deposito sul o ne suolo (ad esempio discarica).

L’esercizio della discarica è ammesso solo se in possesso della prescritta autorizzazione ex art. 208, D.Lgs. 152/2006, rilasciata dall’ente competente, in funzione della tipologia di discarica che si intende realizzare.

L’art. 256, comma 3, D.Lgs. 152/2006, sanziona l’esercizio abusivo della discarica: «Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi».

Nel corso degli anni, i diversi interventi della Suprema Corte, hanno chiarito e man mano  integrato gli aspetti costituenti la “discarica abusiva” , anche se non del tutto esaustivi.

Con sentenza n. 36021/2012, la Corte di Cassazione Terza Sezione Penale, riferendosi anche alla pregressa giurisprudenza, ha ribadito che si configura la discarica abusiva se riscontrati i seguenti elementi:

-         l’accumulo dei rifiuti è ripetuto e non occasionale ed avviene in una determinata area;

-         la massa dei materiali accumulati è eterogenea;

-         l’abbandono non è temporaneo ma definitivo;

-         vi è degrado anche tendenziale dello stato dei luoghi.

Nel caso in esame, la S.C. ha stabilito che l’abbandono di rifiuti ha avuto carattere di occasionalità , i materiali erano di natura omogenea e non ha cagionato un degrado dell’area, «con la conseguenza che la condotta dell’imputata deve essere sussunta nella diversa fattispecie dello smaltimento abusivo di rifiuti, che costituisce, quanto alla condotta, una fattispecie sovrapponibile a quella di discarica abusiva, salvo che per la mancanza dei presupposti sopra elencati». 

pertanto, venendo meno gli elementi costitutivi della “discarica abusiva” la condotta assunta configura un reato di abbandono di rifiuti ex art. 192, sanzionato dall’art. 256, comma 1, D.Lgs. 152/2006, ovvero, illecito esercizio di attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

La correlazione tra i reati di abbandono e discarica abusiva, conduce anche a riflessi opposti, ovvero, l’imputazione iniziale del reato di abbandono di rifiuti, ex art. 192, D.Lgs. 152/2006, dopo attenta esamina della condotta dell’agente, ed eventualmente riscontrati i sopra elencati elementi costitutivi, potrebbe condurre alla revisione dell’iniziale imputazione del reato di abbandono di rifiuti a reato di discarica abusiva ex art. 256, comma 3, D.Lgs. 152/2006.

A cura di Luca D'Alessandris

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