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09 aprile 2006
BUCHI NEI VULCANI, IL FUTURO DELL'ENERGIA
In Islanda trivelle fino a 4 km di profondità per "rubare" il calore
Chi arriva in Islanda da un qualunque Paese europeo si trova catapultato in un ambiente che sembra quello di un mondo extraterrestre. Chilometri di colate laviche, pozze di fango ribollenti, getti di vapore e gas che si alzano da fratture e decine e decine di coni vulcanici ancora attivi o al massimo dormienti. Sotto questa sottile crosta, sempre pronta a spezzarsi per lasciare fuoriuscire colate laviche provenienti dal mantello terrestre, c'è il futuro dell'energia pulita.

Da quando gli islandesi hanno avuto i mezzi per sfruttare il calore proveniente dal magma che ristagna sotto l'isola l'hanno utilizzato per riscaldare case e serre, ma anche per produrre elettricità. Da sempre, tuttavia, hanno estratto i vapori lontano dai vulcani più attivi. Ora invece hanno iniziato a perforare direttamente il cuore di un'area vulcanica. Il loro progetto, da 20 milioni di dollari, ha come obiettivo quello di ottenere 10 volte più energia rispetto ad ogni progetto precedente e capire qual è il meccanismo che muove la crosta degli oceani sulla quale è sorta l'Islanda.

L'isola infatti si trova lungo la Dorsale Medioatlantica, la catena di vulcani che divide in due l'oceano. Da questa ruga vulcanica il magma che fuoriesce "spinge" a destra e a sinistra le placche oceaniche confinanti e giorno dopo giorno crea nuova crosta oceanica che va a rimpiazzare quella che sposta. La maggior parte della dorsale si trova a migliaia di metri sotto il livello del mare, ma in prossimità dell'Islanda è venuta vicino alla superficie e così le continue eruzioni hanno creato l'isola che è emersa circa 17 milioni di anni fa.

Grazie a questa particolare situazione, circa il 90% delle case islandesi sono riscaldate dall'energia catturata dai magmi vulcanici. Numerose infatti, sono le stazioni geotermiche che producono elettricità sfruttando il vapore estratto da pozzi profondi da 600 a 1.000 m, dai quali esce a 240° C. Ma ora gli Islandesi vanno oltre. Omar Friedleifsson dell'Iceland Geosurvey è responsabile del IDDP (Iceland Deep Drilling Project): "Poche settimane or sono abbiamo perforato un pozzo profondo 3.082 metri, ma ora vogliamo raggiungere almeno i 4.000 m di profondità".

Il pozzo perforato è chiamato tecnicamente RN17 e si trova sulla penisola Reykjanes. Questo pozzo tuttavia, che era il candidato numero uno per raggiungere la profondità necessaria, è stato abbandonato a causa di un crollo interno che impedisce di proseguire la perforazione. Il progetto è stato spostato in un altro sito, un'area detta RN19, non molto distante dalla prima. Tra poche settimane inizierà la nuova perforazione.

A circa 4.000 metri di profondità i ricercatori sperano di trovare ciò che viene definita "acqua supercritica", una condizione dell'acqua che è una via di mezzo tra il vapore e l'acqua fluida, ma che ha in sé una enorme quantità di energia. Ciò significa che da un solo pozzo dove la temperatura potrebbe essere di circa 300 gradi centigradi con una pressione 200 volte superiore a quella che vi è sulla superficie terrestre, si può estrarre energia per creare una centrale geotermica con una potenza compresa tra i 5 e i 50 megawatt, energia paragonabile a quella di una piccola centrale atomica. Abbinando questa immensa riserva energetica al progetto che vuole utilizzare l'idrogeno per tutti i veicoli circolanti, l'Islanda potrebbe diventare il luogo abitato più "pulito" del pianeta entro il 2010.

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