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05.06.2018

Intervista al neo Ministro dell'Ambiente Sergio Costa

Il nuovo ministro dell’Ambiente Sergio Costa: «In squadra chi mi aiutò nella Terra dei Fuochi»

«Voglio ridurre i rifiuti. Non cancello l’era Galletti. La nomina? Inattesa. Se me l’avessero detto sei mesi da, avrei chiesto: ma che ti sei fumato?»

di Alessandra Arachi



Sergio Costa, l’abbiamo vista giurare da generale, sull’attenti davanti al presidente Mattarella...

«Si, ma poi sono uscito dal Quirinale come un ministro, ho stretto la mano, non ho battuto i tacchi».

Lei generale dei carabinieri forestali, se l’aspettava questa nomina a ministro dell’Ambiente?

«Ma va! Se me lo avessero detto sei mesi fa avrei chiesto: ma che ti sei fumato?».

Lei però era diventato famoso nella battaglia nella Terra dei Fuochi...

«Ed è una battaglia che come uomo non vorrei abbandonare. Come ministro so che mi devo occupare di tante altre cose, però...».

Però?

«Nella caccia alle discariche nella Terra dei Fuochi ho inventato una tecnica investigativa che — mi dicono — è unica a livello mondiale».

Ovvero?

«Noi non ci siamo basati sui collaboratori di giustizia, trovavamo le discariche partendo dalla costante dei campi magnetici della crosta terrestre».

Certo...

«Non è difficile da capire. Per “tombare” le discariche i camorristi usano materiale ferroso. Ed è quello che fa variare il valore dei campi magnetici».

Ma è geniale...

«Quando scavavamo sulla discarica usavamo anche i geiger per individuare gli isotopi radioattivi pericolosi».

Più che una caccia al crimine sembra un esperimento del Cern...

«E infatti lo ha detto anche la Cassazione».

Cosa ha detto?

«Ha riconosciuto la procedura tecnico-scientifica come una procedura giuridica. Io per avere le autorizzazioni a fare queste indagini così ho dovuto invece convincere i magistrati uno ad uno, spiegandomi ogni volta. Ma è andata».

E quante discariche ha trovato?

«Una ventina in un paio di anni».

E quante persone facevano parte della sua squadra?

«Eravamo otto, non si lavorava meno di dodici ore al giorno. Ma non costavamo nulla allo Stato oltre il nostro stipendio, per le discariche usavamo il magnetometro che avevamo già in dotazione».

Vuole replicare la squadra qui al Ministero?

«Porterò persone di mia assoluta fiducia. Ce ne sono di cose da fare».

La prima?

«Voglio lavorare per ridurre la produzione dei rifiuti».

Non per smaltirli?

«Anche, ma bisogna andare alla radice del problema».

E come si fa?

«Ha presente l’economia circolare? ».

Un esempio pratico?

«Stimolare la produzione di prodotti non inquinanti che allettino i consumatori, per motivi economici e fiscali, prima di tutto».

Come è entrato in contatto con Luigi Di Maio?

«Quando ho cominciato a diventare famoso per la Terra dei Fuochi, ho incontrato tutto l’arco costituzionale, non solo lui».

Però è stato Di Maio che l’ha portata qua.

«L’ambiente è nel Dna dei Cinque Stelle».

E per lei anche nelle vene, sembra. Ha una vita privata?

«Ho una moglie che è una santa. E sono anche nonno di Aurora ed Eva».

Si è insediato al Ministero proprio nella giornata dell’Ambiente. Vuole cambiare il lavoro fatto dal suo predecessore Galletti?

«Cambiarlo no. Svilupparlo sì. Galletti ha messo tante cose sul tavolo. Ora devo raccoglierle».

Corriere della Sera del 5 giugno 2018