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14 gennaio 2008
KYOTO: DAL 1/O GENNAIO VIA ACCORDO ANTI-EMISSIONI
Entra in azione dal primo gennaio 2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Dal 1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche in termini economici, che terminerà il 31 dicembre del 2012. In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale, facendo riferimento ai livelli del 1990.

L'Europa, tra i più strenui difensori di Kyoto, in base al trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al 1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto al 1990 quando cioè la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una corsa contro il tempo perchè, l'Italia, secondo le stime, nel 2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto "noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci fermeranno", ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. "Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le emissioni dell'1,5%".

Il via libera al Protocollo di Kyoto è stato dato nella città giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre è entrato in vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioè i paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a Bali, che si è chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere ratificato il documento.

Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto:
  • RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il taglio è dell'8% per l'Italia il 6,5%;
  • DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a 21,75 euro e la stima di McKinsey è che a fine 2008 saremo arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40 euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;
  • OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello nazionale e a livello di impianto. "Sono oltre 14.000 i siti industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli, membro del comitato attuazione della direttiva emission trading del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla raffineria, dal cementificio alla vetreria, così come impianti siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote. Se emettono di più o comprano le quote nel mercato dell' emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva Ue, cioè 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in più";
  • MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della "borsa dei fumi" esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito (Cdm) e joint implementation (Ji). "Il primo si attua fra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina una centrale fotovoltaica". Così la Co2 risparmiata da quella centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di riduzione, come l'Italia e la Romania.
Fonte:
Ansa
Ambiente.it
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